VESUVIUS PENTALOGUE

Vesuvio SUGGERIMENTI PER LA SICUREZZA PUBBLICA, RESILIENZA E SOSTENIBILITÀ

Conferenza VESUVIUS 2014

15 dicembre 2014, Hotel dei Congressi, Castellammare di Stabia (Napoli)


Alla conferenza: “VESUVIUS 2014: Quali progressi scientifici, sociali, economici, educativi e culturali indirizzati alla sostenibilità delle città vesuviane? hanno partecipato più di 300 persone e sono state presentate 19 relazioni da vulcanologi, geologi, sismologi, ingegneri, insegnanti, sociologi e storici affiliati a prestigiose istituzioni locali, nazionali e internazionali. Le conclusioni della conferenza sono le seguenti:

  1. L’attuale Piano Nazionale d'Emergenza per l’Evacuazione della popolazione dell’area del Somma-Vesuvio, che produrrebbe una massicia dispersione per tutta Italia dei 750.000 abitanti che vivono nell’area maggiormente pericolosa del vulcano, si presenta problematico e risulta inaccettabile. Sono necessarie, pertanto, ulteriori e più impegnative azioni (studi, confronti, discussioni) tra i rappresentanti delle istituzioni e la comunità scientifica, unitamente alla comunità esposta al rischio, al fine di:
    1. Collocare parte di questa popolazione in “insediamenti temporanei”, localizzati in aree vicine al loro territorio di origine, fino alla conclusione della crisi vulcanica;
    2. Minimizzare gli effetti delle eruzioni sull’ambiente costruito.

  2. Un continuo e stretto rapporto di convivenza della popolazione con il vulcano dovrebbe essere l’elemento culturale cruciale da perseguire, in quanto possibile, unitamente ad un’ampia riduzione del rischio; questo obiettivo può essere raggiunto attraverso una conoscenza molto più accurata di:
    1. Pericolosità vulcanica (terremoti, prodotti di caduta dalla nube vulcanica, flussi piroclastici, bombe e proietti vulcanici, colate di fango e tsunami);
    2. Vulnerabilità (costruzioni di abitazioni, sistemi infrastrutturali, patrimonio culturale);
    3. Valore esposto (con particolare riguardo alla popolazione, agli edifici strategici, scuole, centri storici).
    Per ottenere questo risultato proponiamo che la zona pericolosa intorno al Somma-Vesuvio sia ridefinita nel modo seguente:
    1. Si dovrebbe stabilire un nucleo di esclusione nel quale siano proibiti tutti gli insediamenti futuri e si scoraggi la permanenza di quelli esistenti;
    2. Si dovrebbe stabilire una cintura di resilienza, nella quale possa essere insediata la gran parte della popolazione, dove:
      1. Tutte le costruzioni (nuove ed esistenti) devono essere conformi a specifiche norme di costruzioni basate su scenari dei massimi verosimili terremoti ed azioni vulcaniche;
      2. Per la popolazione insediata in tale cintura dovrebbero essere realizzati “scenari dei piani di evacuazione” secondo le strategie della ridondanza (backup strategies);
    3. Al di là dellla cintura di resilienza si dovrebbe stabilire un’area di sostenibilità per consentire pratiche sostenibili e insediamenti temporanei per gli abitanti della “cintura di resilienza”; se quest’area risultasse sostenibile, sarebbe, conseguentemente, resiliente a future eruzioni.
    Queste tre zone dovrebbero essere identificate urgentemente nel modo seguente:
    1. Attivare ulteriori studi, ricerche, e progetti multidisciplinari mediante la cooperazione tra scienziati italiani e internazionali, rappresentanze istituzionali e la comunità esposta al rischio;
    2. Rafforzare il ruolo delle norme per sconfiggere l’illegalità, garantire il controllo della spesa pubblica, promuovere la crescita della trasparenza delle amministrazioni locali, assicurare la validità delle strategie dell’emergenza e della mitigazione del rischio.

  3. Le norme per le costruzioni dell’ambiente costruito nell’area pericolosa dovrebbero basarsi su:
    1. Scenari delle eruzioni pliniane;
    2. Scenari della pericolosità dei terremoti utilizzando la zonazione sismica;
    3. Analisi dinamiche per le strutture;
    4. Simulazioni vulcaniche globali attraverso la modellizzazione termo-fluido-dinamica dei processi vulcanici.

  4. La informazione e la educazione al rischio vulcanico dovrebbero comportare:
    1. La realizzazione di un’efficace campagna di informazione e una strategia di preparazione attiva della popolazione nelle zone del nucleo di esclusione, della cintura di resilienza e in quella di sostenibilità intorno al Somma-Vesuvio;
    2. In tutte le scuole delle zone sopra indicate si dovrebbe realizzare un Programma di Educazione alla Sicurezza per il Rischio Vulcanico.

  5. Le Autorità politiche e la comunità scientifica dovrebbero sottoscrivere:
    1. Un “memorandum di intesa” che stabilisca univocamente una effettiva collaborazione;
    2. Rapporti periodici alla popolazione sullo stato di avanzamento dei lavori per la realizzazione degli obiettivi sopra indicati.

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